Sulle tracce di Carlo Levi, tra peperoni cruschi e patate arraganate

Sulle tracce di Carlo Levi, tra peperoni cruschi e patate arraganate

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Durante questo periodo legato alla pandemia che si sta protraendo sempre di più rendendo tutto più difficile e complesso, ho pensato e ripensato al momento in cui, in modo forzato, siamo rimasti a casa, vivendo sospesi tra le mura di casa e i nostri affetti. Personalmente  ricordo che ho abbandonato l’orologio, scoperto l’alba senza volerlo e con enorme piacere. Tanti silenzi e letture molto ispirate come “Cristo si è fermato a Eboli “ che in quel caso è stata  una rilettura dettata  da quello stato da confinato del ventesimo secolo. L’autore del libro è Carlo Levi , medico, pittore, uomo di cultura profondamente antifascista che 1935 fu confinato per motivi politici ad Aliano in Lucania dove rimase completamente folgorato dal “mito e la magia“ di quei posti negati alla storia riscoprendo una nuova e profonda umanità.

Levi era un uomo del nord che seppe codificare attraverso i suoi occhi un mondo lontano dal suo ma molto vicino ai racconti dei nostri nonni. Eboli rappresentava per lui una frontiera tra il mondo occidentale e una terra dove non è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né  la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.

Da circa due anni con “Alberto” cerchiamo di raccontare le storie legate alla terra focalizzandoci sulla grande ricchezza e  diversità esistente attorno a Eboli confermando la sua vocazione a territorio di “frontiera”. Tra i viaggi “segnati” in agenda vi era sicuramente Aliano e i territori circostanti. Decidiamo di partire nel giorno del compleanno di Carlo Levi nato per l’appunto il 29 novembre di centodiciannove anni fa a Torino. Per convenienza avremmo potuto prendere l’autostrada fino ad Atena Lucana e percorrere tutta la val d’Agri fino ad Aliano ma  abbiamo preferito immaginarci un itinerario Leviano seguendo la strada che egli percorse nel lontano 1935. Imbocchiamo quindi la Basentana da Sicignano degli Alburni in direzione Potenza. Per questo viaggio ci prendiamo due giorni comodi e alla partenza il meteo non è dei migliori: più che dal libro ci appaiono agli occhi diverse scene del film omonimo diretto dal mitico Francesco Rosi con un superlativo Gian Maria Volontè nei panni di Carlo Levi: pieno inverno, freddo, e strade quasi impraticabili a Tito. Dormiamo a Potenza bloccati dalla neve e scoraggiati quasi sul nascere, il giorno seguente è per fortuna bellissimo, cielo blu terso e temperature fredde ma secche. Riprendiamo la strada costeggiando il fiume Basento in un ambiente fantastico pieno di vegetazione e montagne fino a Castelmezzano piccolo borgo di grande valore incastonato nelle imponenti “Dolomiti Lucane”. Dopo Castelmezzano l’ambiente varia in modo repentino, si inizia a percepire un territorio più ostile e vicino ai racconti di Levi.

Come prima tappa scegliamo Tricarico, paese di origine bizantina e colmo di storia . Per l’occasione lo voglio ricordare come il paese di Rocco Scotellaro, poeta contadino, giovanissimo sindaco socialista di Tricarico, il quale definì Cristo si è fermato a Eboli  “il più appassionante e crudele memoriale dei nostri paesi”.

Andiamo a trovare Antonio Carbone ,simpaticissimo e pieno di vita. Produttore artigianale di salumi, compriamo tra un assaggio e un altro, ottimi salamini, soppressate, guanciale e pancetta per il nostro menu’ tematico. Vorremmo fermarci più a lungo, Antonio ci risulta molto disponibile e conviviale ma la strada da fare è ancora lunga. Lasciamo il paese costeggiando la collina in direzione Grassano che prima di Aliano fu il primo confino di Levi in Lucania.

Prima di arrivare con la bellissima torre saracena di Tricarico in lontananza ci fermiamo all’azienda agricola Turi che produce Caciocavalli sensazionali in un ambiente incontaminato. Se Antonio Carbone da Tricarico ci ha accolti con grande ospitalità e simpatia al contrario in questa azienda ci limitiamo a comprare una buona provvigione di formaggio di altissima qualità, pagare , ringraziare e salutare : le mucche ci sono sembrate più ospitali dei padroni. Riprendiamo la strada verso ovest risalendo la collina e dopo diversi tornanti finalmente ci appare Grassano che come tutti i paesi di qui, è bianco in cima ad un alto colle desolato, come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto. 

Il Paese ci risulta tenuto molto bene tra bei palazzi e vicoli caratteristici. Ci fermiamo davanti alla “Locanda Prisco” che fu il primo luogo dove Carlo Levi soggiornò per diversi mesi. Oggi è sede di un bellissimo bed and breakfast  oltre che luogo di interesse storico. Scendendo verso valle percorriamo una strada favolosa che collega Grassano alla Val D’Agri  passando per Salandra, la mitica Craco, Gorgoglione e Stigliano, tutti luoghi Leviani per eccellenza per motivi diversi. Con la mente sono un po’ prevenuto se penso alla parole di Levi su questa zona: A San Mauro Forte, poco più in alto sul monte, avrei ancora veduto, all’ingresso del paese, i pali a cui furono infisse per anni le teste dei briganti …Questo era il regno dei banditi, e ancor oggi, per il solo e lontano ricordo, lo si attraversa con curioso timore.

Noi al contrario abbiamo avuto in questa attraversata onirica un senso di pace e appagamento dove l’occhio ha potuto godere di tanta bellezza: sulla sinistra della strada una prima espressione di Calanchi argillosi aridi e maestosi, sulla destra una campagna verde, ben curata e rigogliosa. Per questi chilometri ci siamo ritrovati  tra il Peru’ e la Provenza con tutti i paesini sulle cime delle colline come presepi immobilizzati nel tempo. Tutto l’infinito di un mondo piccolissimo ai nostri occhi increduli. Dopo aver attraversato la Valle Saurina piena di uliveti in prossimità di Stigliano, famosa per i suoi pistacchi ,arriviamo sulla statale che percorre tutta la valle D’Agri e la attraversiamo per pochi chilometri fino ad arrivare allo svincolo per Aliano.

Dopo diversi tornanti abbastanza ostici ci ritroviamo sulla parte superiore del paese, Aliano di sopra per l’appunto, vicino al cimitero dove è seppellito Carlo Levi. Arrivando da sopra è difficile capire come è articolato il paese, lo scrive anche Levi : A Gagliano la strada finisce. Tutto mi era sgradevole: il paese, a prima vista, non sembra un paese, ma un piccolo insieme di casette sparse, bianche, con una certa miseria nella loro miseria. Non è in vetta al monte come tutti gli altri, ma una specie di sella irregolare in mezzo a profondi burroni pittoreschi. Il primo approccio è deludente, non vediamo subito la parte più caratteristica del paese, almeno quello scalfito nel nostro immaginario. Per di più la ricerca del silenzio tanto desiderato venendo fin quaggiù è violentato da una terribile filodiffusione natalizia che spara a tutto volume Mariah Carey e Michael Bublè in un deserto assoluto.

E’ ora di pranzo, abbiamo fame, andiamo  dalla Contadina Sisina che è una vera istituzione in zona. Il locale è praticamente una casa, molto accogliente e impregnato di odori di cucina molto forti. Sisina è una signora molto ospitale e gentile che con grande umiltà ci ha accolti e fatto assaggiare alcuni piatti della tradizione: una buonissima minestra del contadino fatta con funghi chiodini, uva passa, cruschi e uva locale, un agnello alla griglia succulento, struscinati caserecci con mollica e crusco, caciocavallo grigliato, patate arraganate e infine una buonissima frittata cotta al forno in cocci di terracotta fatta con formaggio e gli sfrittoli del maiale al posto dell’olio. Sapori semplici ma che ci rimarranno per sempre impressi. A pancia piena, grazie anche ai consigli utili di Sisina, visitiamo il paese con più cognizione e altro spirito. La filodiffusione non c’è più, scendiamo verso il centro storico e cominciamo ad ammirare questo piccolo borgo in pietra ben tenuto che ci fa riaffiorare situazioni e personaggi del libro. Vediamo la casa di Don Trajella che è il mio personaggio preferito  insieme a Giulia la Sant’Arcangiolese, la casa di Don Luigino e quella più avanti della sorella Donna Caterina Magalone. Il paese è sospeso tra questi due burroni impressionanti e la vista spazia dal Pollino fino al mare di Metaponto. Profumo di legna da camino e un silenzio davvero unico ci accompagnano dalla Piazza Panevino , il posto dove si ritrovavano la sera dopo il lavoro i contadini “eternamente pazienti” e i galantuomini, fino ad Aliano di sotto dove c’è la casa di Carlo Levi, oggi museo. Mi rendo conto che leggere il libro senza essere stati qui non dà il vero senso delle cose. Questo luogo è davvero centrale nella narrazione e nell’esperienza che lo scrittore ha avuto qui e solo vedendo questi colori e questa natura  desolante e violenta si può comprendere la maggior parte del libro: Sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato. 

Non vorremmo lasciare Aliano, vorremmo restare a dormire qui per ammirare un’alba senza pari ma dobbiamo proseguire il viaggio verso il Pollino per conoscere una zona famosa per il vino. Raggiungiamo Roccanova che dista 23 km da Aliano dopo il paese di Sant’Arcangelo che è il più grande in zona. Visitiamo l’azienda di Torre Rosano di Franco Collarino che ci accoglie con grande ospitalità. Degustiamo più di un vino rinomato per la sua conservazione in barrique francesi poste in questi millenari “grottini” composti da sedimenti fluviali . Questa caratteristica ha conferito a questa zona una dop per un vino di qualità ma che non rappresenta appieno il territorio essendo un blend di Montepulciano, Cabernet e malvasia nera in piccola parte. Siamo molto attratti dalla Malvasia Lucana davvero molto interessante perché completamente diversa da tutte le altre malvasia e per la grande sapidità. Peccato constatare che il prodotto più locale e interessante non abbia la dop. Usciamo dal grottino ed è già sera con una buona scorta di Malvasia Lucana macerata con noi. Riprendiamo la strada del ritorno, i fantasmi del libro rivivono nel cammino fatto nel pomeriggio ad Aliano, Eboli ci sembra lontanissima , fuori da questo mondo.

 

Alberto

 

Eboli , 29 Novembre 2021, Mercoledi 

E così è nato anche il nuovo menu dedicato.

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